Loglan

Nel 1955 il dottor James Cook Brown, un sociologo americano e scrittore di fantascienza, decise di creare uno strumento perfetto per sperimentare l’ipotesi di Sapir-Whorf, la quale afferma che il modo di esprimersi determina il modo di pensare. Così è nato il Loglan, un linguaggio artificiale privo di qualsiasi ambiguità.

Storia dell’evoluzione della lingua

Il nome Loglan si pronuncia con l’accento sulla prima sillaba ed è un’abbreviazione di logical language, letteralmente “linguaggio logico”. Brown parlò per la prima volta al pubblico della nuova lingua nel 1960 nelle pagine della rivista Scientific American.

Nella foto sotto vediamo il creatore del Loglan:

James Cook Brown

Nel 1975 fu pubblicato il libro di James Cooke Brown: Loglan 1: A logical Language. Dopo l’uscita del libro, il progetto si sviluppò in modo più intenso: nacque un’associazione di persone che parlavano il Loglan (loglanisti o logli), fu fondata una rivista dedicata al linguaggio e si diede il via a diversi esperimenti.

Nel 1982 fu completato con successo il progetto McGram, che dimostrò che la grammatica del Loglan era priva di conflitti logici e, di conseguenza, questo linguaggio poteva essere compreso dall’intelligenza artificiale. Nel 1986 alcuni membri del Loglan Institute, al fine di evitare delle restrizioni dei diritti d’autore, crearono la propria versione del linguaggio, il Lojban.

A causa di poca diffusione del Loglan, non si poterono effettuare le prove complete dell’ipotesi di Sapir-Whorf. Tuttavia, Brown scoprì attraverso osservazioni informali che lo studio del Loglan suggestionava il linguaggio comune dei madrelingua inglesi.

Oggi al mondo il numero di persone che parlano il Loglan ammonta appena ad alcune decine di migliaia. Il linguaggio logico si utilizza prevalentemente nella comunicazione virtuale.

Caratteristiche principali

Il Loglan si distingue principalmente per la sua univocità: ogni frase può essere interpretata in un solo modo e può essere scomposta in singole parole, anche quando le pause tra i vocaboli del discorso non sono ben distinte. Il linguaggio logico è facile da riconoscere al primo ascolto e permette la libertà di espressione.

Il piccolo numero di fonemi assicura che gli accenti abbiano un’influenza minima sulla comprensibilità di qualsiasi discorso. Il glossario del linguaggio è basato sui vocaboli delle otto principali lingue del mondo, russo compreso. Questo fa sì che anche chi non conosce il Loglan possa facilmente indovinare il significato delle parole con una precisione del 50 per cento.

Alfabeto Loglan

Nel Loglan vengono utilizzate le lettere dell’alfabeto latino. Venti lettere si leggono come in latino e sei si pronunciano secondo regole specifiche:

  • C — [sh];
  • J — [zh];
  • Q — interdentale [s], si avvicina al suono inglese [θ] come la parola “thank”;
  • W — dolce [u], corrisponde al tedesco ü;
  • X — gutturale [kh] come in georgiano;
  • Y — schwa, come in russo le vocali atone «a» e «o», come l’ultima lettera della parola russa корова [korova] (mucca).

La lettera H si pronuncia come in inglese hall [ˈhɔːl]; la L esprime sempre un suono duro. Ci sono anche quattro dittonghi:

  • ao — [au];
  • ai — [ai];
  • ei — [ei];
  • oi — [oi].

La pronuncia esemplare dei fonemi la potete sentire sul sito ufficiale del Loglan, tra l’altro registrata dallo stesso James Cook Brown.

L’accento cade sempre sulla penultima sillaba, tranne quando vi è presente la lettera “y”. Nelle parole capricciose la vocale tonica è contrassegnata da un apostrofo o da un segno comune.

Grammatica del Loglan

Il Loglan ha tre tipi di parole:

1. I nomi: indicano i nomi propri o i vocativi, iniziano sempre con la maiuscola, terminano in consonante.

2. I predicati: sono parole immutabili che svolgono il ruolo di quasi tutte le parti variabili del discorso nelle lingue naturali, contengo obbligatoriamente unioni delle consonanti.

3. Le paroline: simili alle parti invariabili del discorso, ai numerali e ad alcuni avverbi, permettono di esprimere emozioni.

Inoltre, tutti i fonemi del Loglan si suddividono in 54 sottoclassi chiamate “lessemi”, 52 delle quali sono riservate alle paroline.

Nel linguaggio Loglan non esistono declinazioni né preposizioni. Ciò che rende possibile farne a meno è che ogni predicato è usato insieme alle parole che lo definiscono (argomenti) e vengono collocate in una determinata posizione della frase (slot). Ovvero, le relazioni tra le parole dipendono dall’utilizzo di un singolo predicato.

Invece di posizionare i vocaboli negli slot, possiamo utilizzare gli indicatori di caso, un tipo di paroline che rivela le relazioni tra gli argomenti e i predicati in una frase. Inoltre, le paroline svolgono la funzione dei segni di punteggiatura. Il punto fermo, il punto interrogativo e il punto esclamativo vengono usati esclusivamente alla fine di una frase.

Coloro che desiderano imparare il linguaggio logico possono trovare del materiale didattico disponibile sul sito del Loglan Institute. Alcuni dei tutorial sono tradotti anche in italiano. Proprio la logicità e l’univocità del Loglan lo rendono molto più facile da imparare rispetto alla maggior parte delle altre lingue.